Il concetto di libertà

secondo le opere di Damien Hirst

Damien Hirst è uno degli artisti contemporanei più discussi. Spesso le sue opere sono eccessive e il suo personaggio eccentrico è estremamente controverso.
Gran parte delle sue istallazioni sono legate al tema della morte e hanno la capacità di far riflettere su tematiche esistenziali come la religione, il senso della vita e le paure che attanagliano l’essere, una fra tutte quella di essere dimenticati.

Nonostante le interpretazioni più comuni, alcune opere dell’artista inglese indagano un forte legame con l’idea di libertà, condizione umana messa in continua discussione. Definirsi liberi non sempre risulta facile e Damien Hirst sembra voler sfidare la condizione stessa di libertà lottando contro di essa o semplicemente ammettendo una pura sconfitta umana.

Il vizio

Avere una cattiva abitudine indubbiamente intacca la nostra forza di volontà e in un certo qual modo determina la sua prevalenza su di noi, rendendoci schiavi di essa. Quello che però è ancora più interessante è ciò che Hirst riesce a rendere nella sua opera Horror at Home. Il titolo, accomunato all’installazione risveglia un dubbio più filosofico della semplice dipendenza dal fumo. Il posacenere pieno di mozziconi e pacchetti finiti è una metafora della morte: qui, insorge quindi il dilemma. Decidere di farsi del male consapevolmente riflette forza di libertà?

Horror at Home (1995)

Il denaro

Una delle battaglie più note in cui Damien Hirst si è tuffato è quella contro il potere degli intermediari.
Con l’asta del 2008 l’artista decide di scavalcare i galleristi e vendere in modo diretto le sue opere.
L’esperimento è altamente rischioso. In primo luogo perché si tratta di opere mai esposte e collezionate prima, elementi che influiscono sul loro valore. Secondariamente, non seguire le solite procedure non può promette l’innalzamento del prezzo da parte dei galleristi che avviene di norma. Inoltre il numero di opere all’asta è esorbitante (223) e spesso i soggetti sono gli stessi facendo percepire un’idea ripetitiva che può far perdere il valore dell’artista stesso e incrementare l’invenduto.
Nonostante tutto, Hirst riesce a sbaragliare e effettuare un incasso record intorno ai 140 milioni di euro, dimostrando l’esistenza di un’alternativa per gli artisti che non devono necessariamente sottostare alle regole impostate, diventando liberi non solo dai loro collezionisti e dalle loro richieste, ma anche da uno sistema fondato su regole rigide.

Di seguito una delle opere vendute all’asta. In The Golden Caft ritroviamo delle simbologie legate alla ricchezza. L’artista stesso si riferisce spesso al valore dei soldi sottolineando come una mera convinzione approvata dalla società sia in grado di far esternare i lati più oscuri del nostro essere.

The Calf (2008)

La convinzione

Con la mostra Tesori del Relitto Incredibile tenutasi a Venezia nel 2016-2017 Hirst ha voluto sconvolgere e sorprendere il suo pubblico. L’idea era quella di riportare alla luce una serie di oggetti di proprietà di Cif Amotan II, uno schiavo liberato del I-II sec d.C. che divenne uno dei più grandi collezionisti del mondo antico. A causa di un naufragio della nave che conteneva le opere, i capolavori erano scomparsi nel fondale marino subendo così una trasformazione straordinaria. I lavori si sarebbero rovinati ed arricchiti di coralli allo stesso tempo.
Trovandosi di fronte alle opere ci si rende conto dello scherzo giocato dall’artista. Mettere in dubbio ciò che ci viene raccontato e mettersi in dubbio è doveroso in quanto ci permette di valutare il mondo in maniera più critica. Liberarsi dalle opinioni che riteniamo certe non è facile, ma un esercizio utile per la nostra mente. Hirst ci invita a ribaltare le nostre convinzioni mostrando come da ciò possa derivarne creatività e fantasie un po’ bizzarre ma al contempo affascinanti da cui farsi trasportare.
Ecco alcune opere della mostra:

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